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sabato 9 settembre 2017

Glifosato, REACH... i test su animali non sono affidabili!

Glifosato, REACH... I test su animali non sono affidabili!

Il 7 settembre 2017, è stata presentata a Bruxelles, presso la Commissione UE per le petizioni, la petizione contro il GLIFOSATO, promossa da Gisela Urban e Gabriele Menzel  dell’Associazione tedesca Tierfreunde ohne Grenzen, insieme all’associazione contro la vivisezione BRD, Antidote Europe e il Partito Animalista. 
Questa è la seconda petizione presentata, la prima fu archiviata! La petizione per ora è stata discussa, ora la Commissione dovrà lavorare sull’argomento: la discussione finale e le decisioni sono attese per la fine di quest’anno o l’inizio del 2018. Le promotrici hanno preavvisato che se anche questa volta la petizione sarà archiviata ci sarà una denuncia.

In questa occasione, dinnanzi all’organismo UE, il Dr. André Ménache di Antidote Europe ha fatto il seguente intervento:
“Buongiorno, ringrazio il Parlamento europeo per questa opportunità di presentare questa petizione. Grazie anche alle associazioni di volontariato e alle ONG per la loro perseveranza nel portare avanti la creazione di questa importante petizione. La ragione per questa petizione è che l’attuale regolamento REACH non è in grado di proteggere la salute dei cittadini dell’UE per due ragioni principali: la continua fiducia sui test su animali; e la raccolta insufficiente di dati umani. I test su animali non sono basati su evidenze e nemmeno predittivi per gli umani. Abbiamo già ascoltato informazioni sul Bisfenolo A (BPA). I produttori di BPA sono riusciti a portare questo prodotto sul mercato scegliendo le specie di animali che  meglio si adattano. Nel caso del BPA, il ratto Sprague-Dawley è diverse migliaia di volte più resistente agli effetti ormonali di questo distruttore endocrino rispetto al topo CF1. L’industria ha ovviamente scelto il ratto piuttosto che il topo per portare il BPA ad essere accettato daòòe autorità di regolamentazione. BPA è anche capace di causare un effetto biologico sulle nostro cellule a dosi molto basse (poche parti per trilione). Un ratto non può predire quello che succederà in un topo e nemmeno quello che accadrà in un essere umano. Ci stiamo ancora affidando a requisiti regolatori adottati nel 1946 o 1947. Queste leggi che richiedono test su animali sono ora vecchie di 70 anni rispetto all’attuale conoscenza scientifica. È ora di aggiornare le leggi. C’è una grave carenza di raccolta di dati umani. Dal 2003 conosciamo la presenza di 300 sostanze chimiche industriali nei corpi dei neonati. Al momento la lista REACH delle sostanze molto preoccupanti (Substances of Very High Concern, SVHC) ammonta a 174. Sarebbe stato più logico lanciare la lista di SVHC all’inizio del programma REACH (nel giugno 2007) usando le 300 sostanze già presenti nel corpo dei neonati. Dovremmo essere tutti sconvolti dal fatto che il cancro è ora la principale causa di morte dei bambini sotto i 14 anni in molte nazioni in Europa. La mancanza di raccolta di dati epidemiologici su persone esposte a sostanze chimiche, in particolare su milioni di lavoratori impiegati in diverse industrie, rappresenta un grande spreco di una risorsa preziosa. Alcuni penseranno che ciò sia dovuto a incompetenza burocratica. Altri la chiamerebbero piuttosto criminale negligenza. Io preferisco essere d’accordo con quest’ultima ipotesi, data l’importanza attribuita all’epidemiologia già negli anni Cinquanta e Sessanta, che ha dimostrato il collegamento tra il fumo e il cancro ai polmoni nelle persone. I responsabili ancora oggi, tuttavia, si concentrano soprattutto sui test su animali a scapito della raccolta di dati umani. La Commissione Europea finalmente si è svegliata a lanciare un progetto di bio-monitoraggio all’interno del programma Horizon 2020, annunciato nel dicembre 2016. Il programma REACH nella sua forma attuale non funziona. Deve essere adattato alla scienza del 21° secolo. Noi abbiamo numerose potenti tecnologie come l’epidemiologia molecolare, i modelli umani PBPK, la tossicogenomica, Adverse Outcome Pathway (PDO) e una gamma di altri metodi che si concentrano esclusivamente sugli umani. Grazie per l’attenzione”. 

domenica 24 agosto 2014

#icebucketchallenge …e la sfida di una vera ricerca, senza animali


Comunicato stampa 24/08/2014 - #icebucketchallenge …e la sfida di una vera ricerca, senza animali

In questi giorni, personaggi noti si sfidano a versarsi addosso secchiate d’acqua con lo scopo di sensibilizzare sulla SLA, con l’intento di far comprendere la ‘convivenza’ dei malati con la loro patologia, ma anche e soprattutto per raccogliere soldi per la ricerca. A livello internazionale, Pamela Anderson si è chiamata fuori da questa ‘sfida’, chiedendo una scienza migliore per tutti, uomini e animali. Infatti, 
c’è un risvolto del quale poco si parla: questa ricerca viene fatta anche impiegando i cosiddetti “modelli animali”, ossia l’inutile vivisezione o sperimentazione animale che dir si voglia. Ovviamente, tanti scienziati e ricercatori di tutto il mondo si impegnano nella ricerca senza animali, anche per malattie terribili come questa. In Italia, ricordiamo la biologa Susanna Penco che è al tempo stesso ricercatrice senza uso di animali e malata (di sclerosi multipla). Invece, purtroppo, a Cremona abbiamo chi studia maiali per capire come funzionano le cose negli umani...!! Non è solo una questione etica di diritti degli animali, ma anche scientifica, perché fare ricerche su topi, scimmie o maiali nei quali vengono indotti i sintomi della malattia non serve a nulla; si badi bene, vengono indotti i sintomi… a noi pare un po’  come se si facesse ricerca sulle persone sane che si sono versate l’acqua addosso per simulare le sensazioni di quelle malate. Quello che chiediamo è che la gente, famosa e comune, si informi e pretenda una ricerca migliore per tutti.

Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali)




Per approfondimenti:

Sla, Pamela Anderson contro Ice bucket challenge: “Sperimentano su animali”