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martedì 5 febbraio 2019
La vivisezione non è ancora finita!!!
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domenica 17 giugno 2018
Cosmetici (non) testati su animali
Consigliamo di leggere questo articolo pubblicato dalla Leal:
Leal: I cosmetici in Europa non si possono testare sugli animali... ma le regole si possono aggirare
http://www.leal.it/i-cosmetici-in-europa-non-si-possono-testare-sugli-animali-ma-le-regole-si-possono-aggirare/
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domenica 24 dicembre 2017
Telethon e polemiche: una paziente miopatica chiede di “non donare più”
Pubblicato il 7/12/2017 – Aggiornato l’8/12/2017 da
SudOuest.fr
[ARTICOLO ORIGINALE: http://www.sudouest.fr/2017/12/07/telethon-et-polemiques-une-myopathe-appelle-a-ne-plus-donner-4014211-4693.php]
[traduzione a cura di UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali)
onlus – 24/12/2017]
Affetta da
distrofia muscolare, una paziente critica la “menzogna” di Telethon e denuncia
gli esperimenti su animali. Una polemica che non è la prima per questo
appuntamento trentennale.
Venerdì e sabato, Telethon celebrerà il suo 31° compleanno. Dal
4 dicembre 1987, l’evento si ripete ogni anno. Uno spettacolo mediatico per una
nobile causa: si tratta di raccogliere
dei fondi per la ricerca sulle malattie genetiche neuromuscolari, come la
miopatia. L’anno scorso, più di 92 milioni di euro sono stati raccolti così. Di
nuovo quest’anno, le donazioni dovranno affluire sul sito di Telethon e al 3637
[in Francia].
Se è sinonimo, per il grande pubblico, di solidarietà e di
aiuto reciproco, Telethon non raccoglie
l’unanimità. Si può criticare un evento posto sotto il sigillo della
generosità? Alcuni non rinunciano a ciò e il profilo dell’ultima in ordine di
data, Pascaline Wittkowski, la discolpa, a priori, da qualsiasi intenzione
maligna.
“Perché
finanziare una ricerca che non guarisce?”
In un video pubblicato questo giovedì su Youtube, sul
profilo dell’associazione di difesa degli animali Peta, Pascaline Wittkowski racconta di essere affetta da “miopatia da una quarantina
d’anni”. “Quando ho visto il primo Telethon, nel 1987, (...) ho avuto molte
speranze” dichiara. “Dopo qualche anno, mi
sono accorta che, in fine dei conti, tutto ciò è falso, non c’è nulla. Si mantiene
solo questa illusione nelle persone, si mantiene questa menzogna”.
VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=npYLF6hYwQE Una paziente miopatica denuncia la realtà di Telethon
Che cosa rimprovera questa paziente a Telethon? Il suo
reclamo riguarda il modo con cui le ricerche sono portate avanti,
principalmente attraverso esperimenti su animali: “Tante ricerche e nessuna guarigione... Perché? Semplicemente perché io
non sono un cane. Bisogna smettere di credere che si troveranno delle cure per
gli umani prendendo altre specie animali (sic). Io non ho chiesto che degli
animali soffrano per me” spiega.
“Se volete veramente aiutare i malati, non donate più a Telethon”
Di conseguenza, Pascaline Wittowski lancia un appello: “Ci
sono oggigiorno dei ricercatori che sono impegnati su metodi efficaci,
affidabili, conformi al genoma umano e che cominciano ad ottenere dei
risultati. Perché continuare a
finanziare una ricerca che non guarisce? Se voi volete veramente aiutare i
malati, non donate più a Telethon e finanziate la ricerca scientifica che non
utilizza animali”.
Animali:
esperimenti che indignano
Questa affermazione fa eco a una fronda portata avanti da
diversi anni dalle associazione di difesa degli animali. 1,9 milioni di animali sono serviti per esperimenti nel 2015 in Francia,
principalmente topi (52,9%), ma anche pesci (22,2%), ratti (8,2%) e conigli
(5,6%). Più raramente, sono utilizzati cani (3226 individui) e primati (3162).
“Non lo facciamo per divertimento” assicura una ricercatrice. “E’ lunga la lista di scoperte e
progressi medici che dobbiamo ai modelli animali” ricordano altri scienziati.
Delle spiegazioni che non convincono associazioni come Animal Testing. Da un anno, la
struttura ha pubblicato tre video con telecamera nascosta che mostrano degli
esperimenti in laboratorio su topi, scimmie e cani.
VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=Wr7OFqh6zsU : “La sofferenza è reale”: questi esperimenti su cani sono finanziati da Telethon
“I primati sono in scantinati senza luce, in gabbie di un
metro cubo, in perpetuo” sottolinea una responsabile. “E’ peggio delle condizioni dei carcerati, alcuni impazziscono
oltre alle loro sofferenze fisiche”. Rimprovera perciò a Telethon di “fare
appello alle emozioni e alla generosità della gente nascondendo loro delle cose”
sulla sperimentazione animale,
“E’ una tappa obbligata” risponde una ricercatrice a
proposito degli esperimenti su cani. “Tutto è nei limiti e lo scopo è avere un giorno delle cure per i bambini”. La presidente
di AFM Telethon, Laurence Tiennot-Herment, sottolinea, lei, “che non esiste
alcun metodo alternativo” per rimpiazzare totalmente la sperimentazione
animale.
“Gadgetizzazione”
dell’etica
Queste critiche non sono le prime rispetto a Telethon. Da anni,
delle voci si levano contro questo
appuntamento che, per la sua potenza mediatica, eclissa, almeno per un fine
settimana, ogni altra opera di beneficenza.
Così, nel 2013, il libro “Telethon: le domande che
infastidiscono” del giornalista Thomas Lubac, aveva passato in rassegna alcuni dei punti di tensione riguardo a
Telethon, come riportava L’Express.
In primo luogo sottolineava lo scetticismo di diversi ricercatori sulla ricerca
sulla terapia genica, riconoscendo che “i risultati sono deludenti”.
Altri scienziati condannavano uno show mediatico diventato
una “gadgetizzazione dell’etica”. Dei pazienti
affetti da miopatia raccontavano, loro di aver perso speranza e di essersi
allontanati dall’appuntamento, delusi dal fatto che l’AFM sia diventata “una
società di produzione di uno spettacolo televisivo annuale”.
Quando
Pierre Bergé ha denunciato una “vasta frode”
Tra gli altri polemici, ‘Le Figaro’ ricorda che una delle
più celebri resta l’uscita, nel 2009, dell’uomo d’affari Pierre Bergé:
“Telethon parassita la generosità dei Francesi, la capta in maniera populista esibendo la sofferenza dei bambini
miopatici”, aveva dichiarato, evocando altre associazioni “trascurate”,
come quelle per la lotta contro l’Aids. Per queste affermazioni, Pierre Bergé
era stato parzialmente condannato. Cosa che non gli aveva impedito di affondare
il coltello nella piaga nel 2016 in un tweet, parlando di “vasta truffa”.
TWEET: Pierre Bergé @pvgberge – Telethon. Avevo ragione, è una vasta truffa. Il prof. Testard la denuncia oggi. 16:43 – 4 dic. 2016
Il professor Testard, citato da Pierre Bergé, è un biologo,
direttore di ricerca all’Inserm, che ha
dichiarato a più riprese, a proposito di Telethon, che egli trovava questo
appuntamento “scandaloso”. Così, nel 2011, descriveva sul suo blog Telethon come “un’operazione che (...) fa delle promesse spudorate”, presenta
delle scene “indegne” con dei bambini malati e procede a una “manipolazione di massa” ... “Non è sufficiente disporre di
mezzi finanziari per guarire tutte le patologie. Lasciar credere a tutta questa
potenza della medicina, come fa Telethon è ingannare i malati e le loro
famiglie” denunciava.
Trascrizione dal video “La sofferenza
è reale”: questi esperimenti sui cani sono finanziati da Telethon
Una sofferenza mai vista: immersione in un laboratorio
francese che testa sui cani
Alla Scuola veterinaria di Alfort, nel corso di esperimenti
finanziati dall’associazione caritativa Telethon, dei golden retrivier e altre
specie di cani sono allevati con lo scopo di sviluppare una distrofia muscolare
paralizzante, compresa la distrofia muscolare di Duchenne.
(immagini video)
Essi perdono la loro forza muscolare e hanno delle
difficoltà a deglutire, a respirare e a camminare.
Della bava cola dalla gola di un piccolo cane, mentre il suo
compagno di gabbia cammina con difficoltà.
(immagini video)
Questo cane faceva fatica a digerire il suo cibo. Il suo
viso era coperto di vomito.
(immagini video)
Questi cani che hanno disperatamente bisogno di attenzione
fanno fatica a respirare.
(immagini video)
Gli impiegati del laboratorio ammettono che i cani soffrono.
Alcuni cani sono completamente paralizzati prima di raggiungere l’età di 6 mesi
e la metà di loro muore prima di avere 10 mesi.
“La beagle, non vorrei essere al suo posto”.
“La sofferenza, è reale”.
Un rappresentante del laboratorio ammette che perderebbero i
loro finanziamenti se il pubblico vedesse lo stato dei cani.
“E’ sicuro che se mostriamo loro i nostri cani miopatici,
questo rischia di far loro perdere molto denaro. ‘Bene, ecco i soldi di Telethon.
Servono a fare quella ricerca’. Questo è dissuasivo per la gente.”
Malgrado decenni di esperimenti sui cani, i bambini
continuano a soffrire di distrofia muscolare di Duchenne.
Non c’è ancora rimedio.
Chiedete a Telethon di smettere di finanziare esperimenti
crudeli su animali e di sostenere unicamente metodi di ricerca moderni senza
animali.
PETA + ANIMAL TESTING
***
Trascrizione del video “Una paziente
affetta da miopatia denuncia la realtà di Telethon”
Buongiorno, mi chiamo Pascaline.
Sono affetta da miopatia da circa una quarantina d’anni.
È una malattia evolutiva molto invalidante e che necessita
dell’intervento di badanti per gli atti essenziali della vita quotidiana.
Quando ero più giovane, quando ho visto il primo Telethon,
mi ricordo che era nel 1987 mia madre mi ha chiamato, mi ha detto “guarda, si
parla della miopatia alla televisione, ci sarà una trasmissione, cercheranno
delle cure per la miopatia.
Quel giorno avevo davvero speranza, ero in un incubo e mi
dicevo che era meraviglioso, ci saranno dei soldi, ne uscirò, potrò vivere la
mia vita come voglio.
Dopo qualche anno mi sono accorta che alla fine non è così,
tutto questo è falso, non c’è nulla, si mantiene solo questa illusione nella
gente, si mantiene questa menzogna di dire loro “vi guariremo, vi guariremo”.
Tante ricerche, nessuna guarigione.
Perché?
Semplicemente perché io non sono un cane.
Ora bisogna smetterla di illudersi e di credere che
troveremo delle cure per gli umani prendendo altre specie animali.
Perché io sono così contraria alla sperimentazione animale?
Perché io non ho chiesto che degli animali soffrano per me,
io non voglio, fa male, fa male sapere che degli esseri viventi, degli
individui, degli esseri sensibili coscienti saranno privati della loro vita,
soffriranno, vivranno una vita di sofferenze, essere messi sulla terra per
soffrire, solo per me, solo per tentare di curare una malattia.
Ci sono oggigiorno dei ricercatori che sono impegnati, che
sono al lavoro da diversi anni su metodi efficaci, affidabili, conformi al
modello genetico e al genoma umano e ceh cominciano ad ottenere dei risultati.
Perché continuare a finanziare una ricerca che non ci
guarisce?
Se volete veramente aiutare i malati, non donate più a
Telethon e finanziate la ricerca scientifica che non utilizza animali.
Grazie.
[VIDEO: PETA]
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lunedì 4 dicembre 2017
No glifosato... ma anche no vivisezione!
No glifosato... ma
anche no vivisezione!
In questi ultimi mesi, grande rilevanza ha avuto la
discussione sul glifosato, sul suo utilizzo in agricoltura e sulla sua nocività
e cancerogenicità.
In questo contesto, sta circolando con una buona diffusione,
soprattutto in ambienti (virtuali e reali) ambientalisti, la raccolta fondi
lanciata dall’Istituto Ramazzini per il finanziamento “dal basso” di un
progetto di ricerca che miri a dimostrare gli effetti (dannosi) di questa
sostanza sulla salute umana.
Sarebbe un’ottima notizia, avere uno studio attendibile e
non di parte su questo argomento... peccato che questo promesso studio si
baserà sulla vivisezione (o sperimentazione animale, per noi il termine si
equivale, ad indicare studi su animali).
È bastato cercare qualche informazione in più sul loro sito
ufficiale (http://glyphosatestudy.org/it)
per scoprire che “Una caratteristica peculiare degli studi di cancerogenesi
dell’IR [Istituto Ramazzini] è che i
ratti sono trattati dalla vita prenatale e mantenuti sotto osservazione
fino a morte spontanea o almeno fino a 130 settimane di età, corrispondenti a
circa 75 anni nell’uomo”. Si parla inoltre di “tossicità a lungo termine del
glifosato a dosi uomo-equivalenti”.
Sì: per capire se una sostanza fa male all’uomo, si ricorre
al paradigma ormai da più parti ritenuto assolutamente non predittivo e non
scientifico degli esprimenti su animali, in questo caso ratti!
Ci viene spontaneo commentare all’istante ricordando un
articolo degli scienziati di Antidote Europe: Noi non siamo dei ratti di 70 kg! (http://antidote-europe.org/humains-ne-sont-pas-rats-70kg/
5 aprile 2011).
Sempre più scienziati riconoscono l’evidenza che non è
possibile estendere i risultati ottenuti sperimentando una sostanza su una specie
animale ad un’altra specie, perché ogni specie ha delle determinate
caratteristiche biologiche, metaboliche, fisiche...
Vi chiediamo di esprimere la vostra contrarietà all’Istituto
Ramazzini (contatti: https://glyphosatestudy.org/it/contatto/)
per il loro ricorso a studi su animali e di non finanziare questo progetto se
non cambierà l’impostazione di ricerca, con l’abbandono del vecchio paradigma
della vivisezione a favore di una vera scienza che – basandosi su studi su
cellule, tessuti e cellule umane – possa davvero darci una risposta così
importante riguardo la tossicità e cancerogenicità di questo prodotto.
Associazione UNA Cremona
(Uomo-Natura-Animali) onlus
Cremona, 4/12/2017
sabato 9 settembre 2017
Glifosato, REACH... i test su animali non sono affidabili!
Glifosato, REACH... I test su animali non sono affidabili!
Il 7 settembre 2017, è stata
presentata a Bruxelles, presso la Commissione UE per le petizioni, la petizione
contro il GLIFOSATO, promossa da Gisela Urban e Gabriele Menzel dell’Associazione tedesca Tierfreunde ohne
Grenzen, insieme all’associazione contro la vivisezione BRD, Antidote Europe e
il Partito Animalista.
Questa è la seconda petizione presentata, la prima fu
archiviata! La petizione per ora è stata discussa, ora la Commissione dovrà
lavorare sull’argomento: la discussione finale e le decisioni sono attese per
la fine di quest’anno o l’inizio del 2018. Le promotrici hanno preavvisato che
se anche questa volta la petizione sarà archiviata ci sarà una denuncia.
In questa occasione, dinnanzi all’organismo
UE, il Dr. André Ménache di Antidote Europe ha fatto il seguente intervento:
“Buongiorno, ringrazio il Parlamento
europeo per questa opportunità di presentare questa petizione. Grazie anche
alle associazioni di volontariato e alle ONG per la loro perseveranza nel
portare avanti la creazione di questa importante petizione. La ragione per
questa petizione è che l’attuale regolamento REACH non è in grado di proteggere
la salute dei cittadini dell’UE per due ragioni principali: la continua fiducia
sui test su animali; e la raccolta insufficiente di dati umani. I test su
animali non sono basati su evidenze e nemmeno predittivi per gli umani. Abbiamo
già ascoltato informazioni sul Bisfenolo A (BPA). I produttori di BPA sono
riusciti a portare questo prodotto sul mercato scegliendo le specie di animali
che meglio si adattano. Nel caso del
BPA, il ratto Sprague-Dawley è diverse migliaia di volte più resistente agli
effetti ormonali di questo distruttore endocrino rispetto al topo CF1. L’industria
ha ovviamente scelto il ratto piuttosto che il topo per portare il BPA ad
essere accettato daòòe autorità di regolamentazione. BPA è anche capace di
causare un effetto biologico sulle nostro cellule a dosi molto basse (poche
parti per trilione). Un ratto non può predire quello che succederà in un topo e
nemmeno quello che accadrà in un essere umano. Ci stiamo ancora affidando a requisiti
regolatori adottati nel 1946 o 1947. Queste leggi che richiedono test su
animali sono ora vecchie di 70 anni rispetto all’attuale conoscenza
scientifica. È ora di aggiornare le leggi. C’è una grave carenza di raccolta di
dati umani. Dal 2003 conosciamo la presenza di 300 sostanze chimiche
industriali nei corpi dei neonati. Al momento la lista REACH delle sostanze
molto preoccupanti (Substances of Very High Concern, SVHC) ammonta a 174. Sarebbe
stato più logico lanciare la lista di SVHC all’inizio del programma REACH (nel
giugno 2007) usando le 300 sostanze già presenti nel corpo dei neonati. Dovremmo
essere tutti sconvolti dal fatto che il cancro è ora la principale causa di
morte dei bambini sotto i 14 anni in molte nazioni in Europa. La mancanza di
raccolta di dati epidemiologici su persone esposte a sostanze chimiche, in
particolare su milioni di lavoratori impiegati in diverse industrie,
rappresenta un grande spreco di una risorsa preziosa. Alcuni penseranno che ciò
sia dovuto a incompetenza burocratica. Altri la chiamerebbero piuttosto criminale
negligenza. Io preferisco essere d’accordo con quest’ultima ipotesi, data l’importanza
attribuita all’epidemiologia già negli anni Cinquanta e Sessanta, che ha
dimostrato il collegamento tra il fumo e il cancro ai polmoni nelle persone. I responsabili
ancora oggi, tuttavia, si concentrano soprattutto sui test su animali a scapito
della raccolta di dati umani. La Commissione Europea finalmente si è svegliata
a lanciare un progetto di bio-monitoraggio all’interno del programma Horizon
2020, annunciato nel dicembre 2016. Il programma REACH nella sua forma attuale
non funziona. Deve essere adattato alla scienza del 21° secolo. Noi abbiamo
numerose potenti tecnologie come l’epidemiologia molecolare, i modelli umani
PBPK, la tossicogenomica, Adverse Outcome Pathway (PDO) e una gamma di altri
metodi che si concentrano esclusivamente sugli umani. Grazie per l’attenzione”.
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martedì 24 gennaio 2017
Allarme danni diossido di titanio...e test su animali
Notizia ricevuta da Antidote Europe, che giriamo volentieri:
ALLARME SUI DANNI DEL DIOSSIDO DI TITANIO, UN ADDITIVO ALIMENTARE MOLTO DIFFUSO
La messa in commercio di questo prodotto è stata autorizzata grazie ai test su animali, mentre ora si diffonde l'allarme basandosi su... test su animali (!). Questo articolo de "Le Monde" confessa: "Anche se gli scienziati sottolineano che i loro risultati non sono direttamente trasferibili all'uomo, si tratta comunque di un serio allarme sanitario rivolto a consumatori e poteri pubblici". (Antidote Europe - traduzione del commento con cui l'articolo seguente è stato presentato sulla loro pagina facebook)
Articolo in francese: http://www.lemonde.fr/sante/article/2017/01/20/alerte-sur-les-dangers-du-dioxyde-de-titane-un-additif-alimentaire-tres-courant_5066297_1651302.html
Nostro commento: ... Insomma, di certo c'è una cosa: i test su animali non sono affidabili, non sono predittivi. Quello che sostengono anche gli antivivisezionisti. Ma siamo presi per dei pazzi disfattisti che vogliono solo il male del mondo e dell'uomo... salvo poi che si autorizzano queste cose. E si continuerà ancora per molto a discutere se questa e altre sostanze siano nocive o no per l'uomo, ma testando su animali che mai le mangerebbero!!!
La follia.
giovedì 8 dicembre 2016
Chiedi ad Avon di non finanziare test su animali
Avon e la vivisezione "oltremare"
Nel 1989 Avon si è impegnata a fermare il test sugli animali... Ma quando le legislazioni dei paesi nei quali commercia i suoi prodotti (es. la Cina) richiedono dati da sperimentazione animale, se i dati presentati - provenienti da test in vitro (quindi senza animali) - non sono accettati, la ditta è costretta a eseguire test di vivisezione.
Lo scopo di questa petizione è incoraggiare Avon a rifiutare i test su animali, cercando così di salvare milioni di animali.
Link per la petizione: https://www.change.org/p/avon-products-tell-avon-stop-animal-testing-overseas
venerdì 26 agosto 2016
Protesta contro AirFrance: non spedire più scimmie verso i laboratori
AirFrance, nonostante una campagna ampia portata avanti da diversi gruppi e associazioni da anni, continua a trasportare scimmie verso i laboratori di vivisezione.
Peta rilancia la protesta, con una mail da inviare direttamente alla compagnia aerea.
In questa pagina, indirizzi mail e testo in francese già pronti per l'invio... basta veramente poco!
Empêchez Air France d'expédier des singes vers leur mort !
domenica 1 novembre 2015
Un retroscena della proclamazione della cancerogenicità della carne
UN
RETROSCENA DELLA PROCLAMAZIONE
DELLA CANCEROGENICITA' DELLA CARNE
DELLA CANCEROGENICITA' DELLA CARNE
Ormai da giorni viene ossessivamente ripetuta la notizia che l’OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato la pericolosità del
consumo di carne rossa per la salute umana. Poco spazio (o addirittura nullo!)
riservato al discorso etico del non cibarsi di altri esseri viventi senzienti,
che da solo dovrebbe già valere per evitare ogni cadavere nel piatto! Ma rimaniamo
sul tema salute.
Come mai i risultati di questa ricerca vengono propagandati sui mezzi di
comunicazione di massa, come mai sono stati così pubblicizzati quando da
decenni esistono ricerche e studi che affermano la stessa identica cosa? Oltretutto,
quello che non sempre viene detto è che la dichiarazione dell’agenzia dell’OMS
denominata IARC (International Agency for Research on Cancer) si basa esclusivamente
sulla letteratura già presente in materia, ossia proprio sulla base di quegli
studi già condotti nell’arco di decenni. Quindi nulla di nuovo.
Tra le centinaia di studi presi in considerazione sono compresi anche
numerose ricerche basate sul metodo inattendibile e non predittivo della
vivisezione, non solo su studi epidemiologici umani!
Nel preambolo
alle Monografie IARC, si considerano validi gli studi su cancri indotti e sviluppati
negli animali: si afferma, infatti, che tutte le sostanze cancerogene per l’uomo
sono state adeguatamente studiate con test su animali, che in molti casi la
cancerogenicità negli animali è stata stabilita o altamente sospettata prima
che studi epidemiologici confermassero la stessa anche per gli umani. Tuttavia “non
si può dare per certa questa associazione, che tutte le sostanze che causano
cancro negli animali da laboratorio causino anche cancro negli umani, è
biologicamente plausibile (sic!) che le
sostanze per le quali ci sono sufficienti prove di cancerogenicità negli
animali da laboratorio presentino anche un rischio cancerogeno per gli umani”. Secondo
noi, da quanto appena riportato sarebbe già abbastanza evidente l’assurdità di
provare a vedere se una sostanza uccide gli animali prima di vedere se per caso
capita lo stesso anche agli umani, ma segue una parte ancora più interessante: “esempi
di informazioni scientifiche addizioni sono i dati che dimostrano che un
determinato agente causa il cancro in animali attraverso un meccanismo
specie-specifico che non opera negli umani [...]”. Ci chiediamo che senso possa
avere impiegare tempo e denaro e sfruttare e uccidere vite animali per
dimostrare che gli animali muoiono - ma gli umani no – a causa di sostanze che
di per sé gli animali non assumerebbero mai volontariamente (come ad esempio la
carne rossa). La stessa decisione dell’appartenenza di una sostanza ad un
livello o ad un altro di cancerogenicità è basata anche sui risultati ottenuti
sugli animali quando non sono sufficienti i dati ricavati dall’uomo; questo
nonostante, per stessa ammissione degli scienziati, tra la risposta animale e
quella umana possa non esserci esatta corrispondenza, oltre che una componente
di casualità nell’eventuale coincidenza delle due. Di conseguenza, sostanze
cancerogene per l’uomo potrebbero sfuggire al controllo e al divieto di
utilizzo perché non producono gli stessi danni negli animali. Questi sono i
rischi del ricorso alla vivisezione, del dispendio di soldi, ricercatori e
tempo nel ricercare sull’animale e non sull’uomo.
Nel caso della carne rossa, si sono ritenuti validi i cosiddetti modelli
animali per valutare la ripercussione sulla salute umana della dieta umana. Animali
che non mangiano carne rossa, condizioni di alimentazione e di vita per forza
di cose differenti da quelle umane, come diverse sono la fisiologia, la chimica
e l’anatomia di una qualsiasi animale dall’uomo (e queste hanno un’indubbia
ripercussione sui processi di alimentazione, digestione, assimilazione dei cibi
e sull’eliminazione delle scorie): tutto questo è stato ritenuto (ancora una
volta!) valido.
Nelle conclusioni della conferenza IARC
pubblicate dalla rivista scientifica The
Lancet, si afferma che le prove della cancerogenicità del consumo di carne
rossa e di carni lavorate sono “inadeguate” nei test su animali, citando come
esempi studi su ratti condotti negli ultimi dieci anni.
Che si tratti di studi vecchi viene
sottolineato da chi tenta di sminuire l’allarmismo che ha prodotto questa
notizia. Quindi non
solo si è partiti anche da basi tutt’altro che scientificamente inattaccabili,
ma a nostro parere la levata di scudi di produttori, commercianti e consumatori
sarà un’enorme business per i vivisettori. Cosa c’è di più “utile” di un metodo
che a seconda della scelta oculata di variabili come tipologia, sesso, età,
razza di animali nonché di condizioni di stabulazione può portare a dimostrare
una tesi o il suo esatto contrario?
Quindi moriranno gli animali vittime dell’industria della carne,
moriranno gli animali vittima del crudele business della vivisezione, moriranno
persone di cancro... ma non sarebbe preferibile e più semplice smettere di sfruttare
gli altri esseri viventi? Per vivere tutti quanti.
Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali) – 1-11-2015 – www.unacremona.it, comunicazione@unacremona.it
domenica 24 agosto 2014
#icebucketchallenge …e la sfida di una vera ricerca, senza animali
Comunicato stampa 24/08/2014
- #icebucketchallenge …e la sfida di una vera ricerca, senza animali
In questi giorni, personaggi noti si sfidano a versarsi
addosso secchiate d’acqua con lo scopo di sensibilizzare sulla SLA, con l’intento
di far comprendere la ‘convivenza’ dei malati con la loro patologia, ma anche e
soprattutto per raccogliere soldi per la ricerca. A livello internazionale, Pamela
Anderson si è chiamata fuori da questa ‘sfida’, chiedendo una scienza migliore
per tutti, uomini e animali. Infatti,
c’è un risvolto del quale poco si parla: questa ricerca
viene fatta anche impiegando i cosiddetti “modelli animali”, ossia l’inutile
vivisezione o sperimentazione animale che dir si voglia. Ovviamente, tanti
scienziati e ricercatori di tutto il mondo si impegnano nella ricerca senza
animali, anche per malattie terribili come questa. In Italia, ricordiamo la biologa Susanna Penco che è al tempo stesso ricercatrice senza uso di animali e malata
(di sclerosi multipla). Invece, purtroppo, a Cremona abbiamo chi studia maiali
per capire come funzionano le cose negli umani...!! Non è solo una questione
etica di diritti degli animali, ma anche scientifica, perché fare ricerche su
topi, scimmie o maiali nei quali vengono indotti i sintomi della malattia non
serve a nulla; si badi bene, vengono indotti i sintomi… a noi pare un po’ come se si facesse ricerca sulle persone sane
che si sono versate l’acqua addosso per simulare le sensazioni di quelle malate.
Quello che chiediamo è che la gente, famosa e comune, si informi e pretenda una
ricerca migliore per tutti.
Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali)
Per approfondimenti:
Sla, Pamela Anderson contro Ice bucket challenge: “Sperimentano su animali”
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lunedì 23 giugno 2014
#Salviamoimacachi - Modena, 28 giugno 2014
#Salviamoimacachi
Dopo una prima manifestazione organizzata lo scorso 24 maggio da Linda Guerra, da più parti - giornalisti, parlamentari, associazioni e gruppi animalisti - si sta ponendo l'attenzione sulla necessità di agire al più presto per salvare i macachi detenuti presso l'Università di Modena per esperimenti.
Un link tra tanti, per informare sulla vicenda chi non ne avesse ancora sentito parlare: "Macachi prigionieri a Modena: ispezione a sorpresa" (articolo di Margherita d'Amico - Richiamo della foresta, Repubblica - 19/06/2014).
Il link diretto al video con le dichiarazioni dei ricercatori: "I macachi di Modena torturati e uccisi: 'per il solo scopo della conoscenza'"
Appuntamento sabato 28 giugno a Modena, largo S. Agostino, ore 15
- per info, evento fb https://www.facebook.com/events/1497117480500666/ oppure email: info@animalamnesty.it
Dopo una prima manifestazione organizzata lo scorso 24 maggio da Linda Guerra, da più parti - giornalisti, parlamentari, associazioni e gruppi animalisti - si sta ponendo l'attenzione sulla necessità di agire al più presto per salvare i macachi detenuti presso l'Università di Modena per esperimenti.
Un link tra tanti, per informare sulla vicenda chi non ne avesse ancora sentito parlare: "Macachi prigionieri a Modena: ispezione a sorpresa" (articolo di Margherita d'Amico - Richiamo della foresta, Repubblica - 19/06/2014).
Il link diretto al video con le dichiarazioni dei ricercatori: "I macachi di Modena torturati e uccisi: 'per il solo scopo della conoscenza'"
Appuntamento sabato 28 giugno a Modena, largo S. Agostino, ore 15
- per info, evento fb https://www.facebook.com/events/1497117480500666/ oppure email: info@animalamnesty.it
venerdì 13 giugno 2014
Bruno Fedi "Il problema del metodo"
Condividiamo qui lo scritto del prof. Bruno Fedi "Il problema del metodo", che riteniamo di assoluta importanza e di estremo interesse.
Bruno Fedi, "Il problema del metodo"
Esistono problemi fondamentali per la sopravvivenza dell'intera umanità che non vengono avvertiti e, conseguentemente, non vengono presi in considerazione, perché non sembrano importanti, oppure perché esiste una cieca fiducia in una possibile soluzione, dovuta al progresso scientifico. Altri problemi, invece, di nessuna importanza (IMU, TARES), sono sopravvalutati, al punto di provocare cambiamenti politici, perché la loro soluzione sembra la premessa indispensabile ad ogni altro problema. Fra i problemi sottovalutati, c'è sicuramente il rapporto dell'uomo con la natura e gli altri viventi. Questo rapporto è totalmente ignorato dall'opinione pubblica, nonostante sia fondamentale per la sopravvivenza della stessa specie umana. Tutto il nostro comportamento, la nostra distruttività, la crudeltà nei confronti degli altri viventi, condiziona la sopravvivenza di intere specie e, spesso, di tutti i viventi. Nel giro di pochi anni i nostri comportamenti hanno creato vaste aree inquinate, con milioni di morti evitabili, a causa di tumori ed altre malattie, oppure hanno causato la morte per fame e mancanza di acqua di centinaia di milioni di uomini. Infine, hanno causato un cambiamento climatico, di cui non si sa ancora quali saranno le conseguenze: probabilmente una ecatombe. Gli animalisti hanno affrontato tutto questo, dal punto di vista della crudeltà dell'uomo verso gli altri animali, cioè da un punto di vista pietistico, ma anche da altri punti di vista, per esempio dal punto di vista scientifico o economico.
giovedì 8 maggio 2014
D.Lgs. 26/2014, vivisezione. Appunti (e disappunto)
Il D. Lgs. n. 26 del 4-3-2014 riguarda la "attuazione della Direttiva europea 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici". A parte il contenuto che ci pare esorbitante e ridondante, abbiamo notato tanti, troppi ricorsi ad eccezioni, deroghe... insomma, "scappatoie" e vantaggi solo per i vivisettori!
A differenza di altri, che hanno accolto come "meno peggio" o "il meglio che si poteva fare" questo decreto (come già la direttiva cui si riferisce), a noi questa legge non sta bene (chiaramente, a noi piacerebbe solo ed esclusivamente l'abolizione definitiva completa e totale di ogni esperimento su animali).
Vi offriamo qualche appunto dalla lettura del (lungo) testo che trovate qui.
A differenza di altri, che hanno accolto come "meno peggio" o "il meglio che si poteva fare" questo decreto (come già la direttiva cui si riferisce), a noi questa legge non sta bene (chiaramente, a noi piacerebbe solo ed esclusivamente l'abolizione definitiva completa e totale di ogni esperimento su animali).
Vi offriamo qualche appunto dalla lettura del (lungo) testo che trovate qui.
art.1 vieta tante cose nei vari commi "a meno che", "ad eccezione" e, stranamente, al comma 6 specifica che si applica sui prodotti cosmetici.
art. 2 elenco dei casi esclusi dalla disciplina es. aziende agricole, cliniche veterinarie ecc.
art. 5 no test per uso bellico; no test Lethal Dose 50 e Lethal Concentrazione 50 salvo i casi in cui sia obbligatorio da legislazioni o farmacopee nazionali ed internazionali; no test su produzione di anticorpi monoclonali con induzione di ascite qualora esistano altri metodi e non risulti obbligatorio da legislazioni e farmacopee nazionali ed internazionali; no test su sostanza d'abuso, no xenotrapianti, no didattica salvo università veterinarie.
art. 7 vietato uso di primati e di specie in via di estinzione salvo che in via eccezionale è autorizzato l'impiego di primati in via di estinzione, escluso le scimmie antropomorfe, quando è scientificamente provata la necessità---
art. 9 vietato impiego di animali prelevati allo stato selvatico ma il Ministero può autorizzare.
art. 10 i primati non umani possono essere utilizzati se discendono da soggetti in cattività o se provengono da colonie autosufficienti- consentito l'allevamento di animali geneticamente modificati.
comma 5 no allevamento di cani-gatti-primati non umani sul territorio nazionale destinati alla vivisezione
ART. 11 vietato utilizzo di randagi, di animali provenienti da canili o rifugi nonché di animali selvatici delle specie domestiche ma il Ministero può autorizzare.
art. 14 vietato uso che non prevede anestesia fatto salvo.....
art. 16 riutilizzo, ossia la 4R
In merito alla Direttiva Europea, rinviamo al commento da noi fatto al momento della sua approvazione (2010), disponibile sul nostro sito.
Consigliamo anche di leggere l'articolo di Andrea Signorelli "La beffa della legge antivivisezione che consente morti crudeli" (11/04/2014)
UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali)
venerdì 24 gennaio 2014
Risposta on. Rinaldi - vivisezione
Risposta all'intervento dell'on. Niccolò Rinaldi
Abbiamo letto il suo intervento in merito al dibattito sulla vivisezione e vorremmo esprimerle qualche nostro piccolo commento.
Innanzitutto, chiedere con convinzione e senza compromessi una ricerca e una scienza vere, predittive e utili per l’uomo ed etiche nei confronti di tutti i viventi, non crediamo voglia dire ostinarsi in un dialogo tra sordi!
Il “caso Caterina” non è certo servito alla causa degli animali e della vera scienza (noi le mettiamo insieme, perché siamo antivivisezionisti per ragioni etiche e scientifiche, per gli animali e per gli uomini), tant’è che per qualcuno si è trattato di una “sortita” di alcuni pro-vivisezione che avrebbero finto di essere animalisti e insultato la ragazza... ma alla fine, non ci interessa parlare di insulti che, veri o finti che fossero, sono comunque un’ignominia e un atteggiamento del tutto inutile.
Per quanto ci riguarda, gli scienziati ai quali guardiamo con fiducia sono coloro che hanno dimostrato e spiegato che fare vivisezione non serve, né al progresso della medicina e della ricerca, né ai malati hic et nunc. Magari arrivando a questa conclusione dopo averla anche praticata loro stessi ed essersi resi conto della sua fallacia, come il compianto Pietro Croce. Con coloro che preferiscono la strada “comoda” del ricorso agli animali – con pubblicazioni su riviste, finanziamenti, carriera e visibilità più facili – non vogliamo avere nulla a che fare: che cosa dovremmo comprendere o compatire in loro? Noi stiamo dalla parte degli animali in gabbia, sottoposti a test, tagliati, cuciti, fatti a pezzi... e dalla parte degli ammalati, ai quali arrivano possibilità di cura per le quali le “vere cavie” sono loro (più o meno consapevolmente), mentre se si usassero i metodi sostitutivi, sarebbero ad esempio meno i farmaci ritirati per i loro effetti collaterali pericolosi o mortali.
Ai punti da lei individuati, così ci sentiamo di rispondere:
Punto 1: la ricerca scientifica deve senza dubbio essere libera, ma l’etica interspecifica e intraspecifica non deve finire nel dimenticatoio! Se la vivisezione viene ritenuta indispensabile da alcuni, ma non da tutti, e se ci sono scienziati che senza animali ottengono risultati, forse vuol dire che a qualcuno, per qualche motivo, fa comodo convincere sé stesso ma soprattutto gli altri, per prima l’opinione pubblica, che “ancora” “purtroppo” non si può smettere.
Punto 2: secondo noi, i diritti animali vanno considerati nell’ottica di una “questione della nostra dignità” o di “benessere animale”... forse che possiamo considerarci esseri superiori agli animali, ai quali concedere qualcosa, anche per sentirci meglio con noi stessi? Certo che no! Gli animali sono esseri senzienti che hanno diritti in quanto soggetti, non per decisione nostra. Noi non ci accontentiamo di gabbie più grandi, condizioni migliori negli stabulari o nei laboratori... noi chiediamo gabbie vuote e animali liberi!
Ci sono evidenze scientifiche sempre più numerose, articolate e diffuse sia dell’inutilità della vivisezione sia del fatto che gli animali siano esseri senzienti (quest’ultimo fatto appare anche chiaramente ai nostri occhi, se vogliamo vederlo...): quanto tempo ci vorrà perché avvenga un “mutamento di paradigma” (come direbbe Kuhn) e ci si renda conto degli errori nei quali si è perseverato (come scienziati, come politici, come opinione pubblica)?
Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali) - 24/01/2014
Abbiamo letto il suo intervento in merito al dibattito sulla vivisezione e vorremmo esprimerle qualche nostro piccolo commento.
Innanzitutto, chiedere con convinzione e senza compromessi una ricerca e una scienza vere, predittive e utili per l’uomo ed etiche nei confronti di tutti i viventi, non crediamo voglia dire ostinarsi in un dialogo tra sordi!
Il “caso Caterina” non è certo servito alla causa degli animali e della vera scienza (noi le mettiamo insieme, perché siamo antivivisezionisti per ragioni etiche e scientifiche, per gli animali e per gli uomini), tant’è che per qualcuno si è trattato di una “sortita” di alcuni pro-vivisezione che avrebbero finto di essere animalisti e insultato la ragazza... ma alla fine, non ci interessa parlare di insulti che, veri o finti che fossero, sono comunque un’ignominia e un atteggiamento del tutto inutile.
Per quanto ci riguarda, gli scienziati ai quali guardiamo con fiducia sono coloro che hanno dimostrato e spiegato che fare vivisezione non serve, né al progresso della medicina e della ricerca, né ai malati hic et nunc. Magari arrivando a questa conclusione dopo averla anche praticata loro stessi ed essersi resi conto della sua fallacia, come il compianto Pietro Croce. Con coloro che preferiscono la strada “comoda” del ricorso agli animali – con pubblicazioni su riviste, finanziamenti, carriera e visibilità più facili – non vogliamo avere nulla a che fare: che cosa dovremmo comprendere o compatire in loro? Noi stiamo dalla parte degli animali in gabbia, sottoposti a test, tagliati, cuciti, fatti a pezzi... e dalla parte degli ammalati, ai quali arrivano possibilità di cura per le quali le “vere cavie” sono loro (più o meno consapevolmente), mentre se si usassero i metodi sostitutivi, sarebbero ad esempio meno i farmaci ritirati per i loro effetti collaterali pericolosi o mortali.
Ai punti da lei individuati, così ci sentiamo di rispondere:
Punto 1: la ricerca scientifica deve senza dubbio essere libera, ma l’etica interspecifica e intraspecifica non deve finire nel dimenticatoio! Se la vivisezione viene ritenuta indispensabile da alcuni, ma non da tutti, e se ci sono scienziati che senza animali ottengono risultati, forse vuol dire che a qualcuno, per qualche motivo, fa comodo convincere sé stesso ma soprattutto gli altri, per prima l’opinione pubblica, che “ancora” “purtroppo” non si può smettere.
Punto 2: secondo noi, i diritti animali vanno considerati nell’ottica di una “questione della nostra dignità” o di “benessere animale”... forse che possiamo considerarci esseri superiori agli animali, ai quali concedere qualcosa, anche per sentirci meglio con noi stessi? Certo che no! Gli animali sono esseri senzienti che hanno diritti in quanto soggetti, non per decisione nostra. Noi non ci accontentiamo di gabbie più grandi, condizioni migliori negli stabulari o nei laboratori... noi chiediamo gabbie vuote e animali liberi!
Ci sono evidenze scientifiche sempre più numerose, articolate e diffuse sia dell’inutilità della vivisezione sia del fatto che gli animali siano esseri senzienti (quest’ultimo fatto appare anche chiaramente ai nostri occhi, se vogliamo vederlo...): quanto tempo ci vorrà perché avvenga un “mutamento di paradigma” (come direbbe Kuhn) e ci si renda conto degli errori nei quali si è perseverato (come scienziati, come politici, come opinione pubblica)?
Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali) - 24/01/2014
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lunedì 30 dicembre 2013
Lotta alla vivisezione? Con argomenti etici e scientifici!
Riteniamo che la contestazione della vivisezione debba avvenire con argomenti etici e scientifici, non con insulti o minacce che hanno il solo effetto immediato (e, purtroppo, sicuramente duraturo) di gettare inutile discredito sulla totalità di coloro che si oppongono a questa pratica.
Chi si oppone alla vivisezione ha materiale sufficiente e ampio per rispondere in modo civile, serio, preparato a questioni di ordine scientifico ed etico, per argomentare la non predittività di questo metodo per l'uomo, per evidenziare come l'uomo non possa rivendicare alcun diritto a decidere della vita e della morte di altri animali...
Consigliamo la lettura dell'intervento della dott.ssa Susanna Penco: "Ricercatrice genovese malata di sclerosi multipla: La sperimentazione animale non serve, ma no a insulti o minacce"
http://www.genova24.it/2013/12/ricercatrice-genovese-malata-di-sclerosi-multipla-la-sperimentazione-animale-non-serve-ma-insulti-o-minacce-62122/ (28-12-2013)
UNA Cremona
30/12/2013
Aggiunta del 3/1/2014: consigliamo anche la lettura di
- "Non saranno gli insulti ad aprire le gabbie" (Earth Riot) http://earthriot.altervista.org/blog/non-saranno-gli-insulti-ad-aprire-le-gabbie/
- "Una risposta per Caterina" (Equivita) http://www.welfarenetwork.it/index.php?option=com_content&view=article&id=16317%3Auna-risposta-per-caterina--equivita&catid=94%3Aapprofondimenti&Itemid=144
Chi si oppone alla vivisezione ha materiale sufficiente e ampio per rispondere in modo civile, serio, preparato a questioni di ordine scientifico ed etico, per argomentare la non predittività di questo metodo per l'uomo, per evidenziare come l'uomo non possa rivendicare alcun diritto a decidere della vita e della morte di altri animali...
Consigliamo la lettura dell'intervento della dott.ssa Susanna Penco: "Ricercatrice genovese malata di sclerosi multipla: La sperimentazione animale non serve, ma no a insulti o minacce"
http://www.genova24.it/2013/12/ricercatrice-genovese-malata-di-sclerosi-multipla-la-sperimentazione-animale-non-serve-ma-insulti-o-minacce-62122/ (28-12-2013)
UNA Cremona
30/12/2013
Aggiunta del 3/1/2014: consigliamo anche la lettura di
- "Non saranno gli insulti ad aprire le gabbie" (Earth Riot) http://earthriot.altervista.org/blog/non-saranno-gli-insulti-ad-aprire-le-gabbie/
- "Una risposta per Caterina" (Equivita) http://www.welfarenetwork.it/index.php?option=com_content&view=article&id=16317%3Auna-risposta-per-caterina--equivita&catid=94%3Aapprofondimenti&Itemid=144
Lotta alla vivisezione? Con argomenti etici e scientifici!
Riteniamo che la contestazione della vivisezione debba avvenire con argomenti etici e scientifici, non con insulti o minacce che hanno il solo effetto immediato (e, purtroppo, sicuramente duraturo) di gettare inutile discredito sulla totalità di coloro che si oppongono a questa pratica.
Chi si oppone alla vivisezione ha materiale sufficiente e ampio per rispondere in modo civile, serio, preparato a questioni di ordine scientifico ed etico, per argomentare la non predittività di questo metodo per l'uomo, per evidenziare come l'uomo non possa rivendicare alcun diritto a decidere della vita e della morte di altri animali...
Consigliamo la lettura dell'intervento della dott.ssa Susanna Penco: "Ricercatrice genovese malata di sclerosi multipla: La sperimentazione animale non serve, ma no a insulti o minacce"
http://www.genova24.it/2013/12/ricercatrice-genovese-malata-di-sclerosi-multipla-la-sperimentazione-animale-non-serve-ma-insulti-o-minacce-62122/ (28-12-2013)
UNA Cremona
30/12/2013
Aggiunta del 3/1/2014: consigliamo anche la lettura di
- "Non saranno gli insulti ad aprire le gabbie" (Earth Riot) http://earthriot.altervista.org/blog/non-saranno-gli-insulti-ad-aprire-le-gabbie/
- "Una risposta per Caterina" (Equivita) http://www.welfarenetwork.it/index.php?option=com_content&view=article&id=16317%3Auna-risposta-per-caterina--equivita&catid=94%3Aapprofondimenti&Itemid=144
Chi si oppone alla vivisezione ha materiale sufficiente e ampio per rispondere in modo civile, serio, preparato a questioni di ordine scientifico ed etico, per argomentare la non predittività di questo metodo per l'uomo, per evidenziare come l'uomo non possa rivendicare alcun diritto a decidere della vita e della morte di altri animali...
Consigliamo la lettura dell'intervento della dott.ssa Susanna Penco: "Ricercatrice genovese malata di sclerosi multipla: La sperimentazione animale non serve, ma no a insulti o minacce"
http://www.genova24.it/2013/12/ricercatrice-genovese-malata-di-sclerosi-multipla-la-sperimentazione-animale-non-serve-ma-insulti-o-minacce-62122/ (28-12-2013)
UNA Cremona
30/12/2013
Aggiunta del 3/1/2014: consigliamo anche la lettura di
- "Non saranno gli insulti ad aprire le gabbie" (Earth Riot) http://earthriot.altervista.org/blog/non-saranno-gli-insulti-ad-aprire-le-gabbie/
- "Una risposta per Caterina" (Equivita) http://www.welfarenetwork.it/index.php?option=com_content&view=article&id=16317%3Auna-risposta-per-caterina--equivita&catid=94%3Aapprofondimenti&Itemid=144
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