sabato 9 aprile 2016

Canile di Cremona (Considerazioni)

Canile di Cremona (Considerazioni)

Siamo rimasti sconcertati, ma in fondo nemmeno troppo stupiti, nell'apprendere che il cosiddetto “canile vecchio” (parte del funzionante canile in gestione all'Associazione Zoofili Cremonesi) sia stato venduto ad un panificio...
facente capo al figlio di Cheti Nin, salita alla ribalta delle cronache – non solo locali ma nazionali – come una delle imputate e condannate (2 anni e 2 mesi) per le note vicende di uccisione di animali al canile stesso. Non solo, spunta anche il nome della sorella della medesima, ora alla guida dell’Associazione e di cui socia, ci risulta, almeno dal 2012.. anno nel quale – non ancora definita la condanna in primo grado – anche la stessa Cheti Nin è stata riammessa tra i soci.
Quali saranno i prossimi passi del nuovo proprietario dell’area e dell’associazione ovviamente non ci è dato saperlo... potrebbe essere in un certo senso un “affare di famiglia”.
Ora attendiamo di vedere gli sviluppi sull'altro versante, in relazione al bando che verrà a breve indetto da parte del Comune di Cremona per individuare il nuovo gestore del servizio di canile e di contenimento del randagismo. Anche se funzionari e tecnici sono sempre gli stessi, ci auguriamo che ci sia la massima attenzione e consapevolezza nelle scelte che verranno fatte, non solo per chiarezza nei confronti dei cittadini (non solo cremonesi) che seguono la vicenda, ma soprattutto perché non si tratta di numeri, di soldi, di parole... ma di vite.


Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali)

venerdì 8 aprile 2016

Erri De Luca: “Referendum, caffeina civile contro l’anestesia delle coscienze”

Ottimo articolo che consigliamo di leggere.



Erri De Luca: “Referendum, caffeina civile contro l’anestesia delle coscienze”: intervista a Erri De Luca di Giacomo Russo Spena “Possiamo far valere la nostra voce concentrando gli sforzi sul massacro di Regeni, lui era un cittadino europeo oltre che un italiano”. Scrittore impegnato, Erri De Luca è in prima fil

domenica 13 marzo 2016

Basta nuova, inutile e dannosa cementificazione di suolo a Cremona

Inoltriamo questo messaggio, sperando che in tanti sarete contrari ad una nuova cementificazione della già ferita Cremona...


Inviato: giovedì 10 marzo 2016 18:23
Oggetto: Solo case su case, catrame e cemento...


Basta nuova, inutile e dannosa cementificazione di suolo a Cremona

Una semplice passeggiata in città e nelle sue periferie è sufficiente per vedere che viviamo in una sovrabbondanza di edifici sia per uso abitativo che commerciale o industriale. Spesso in condizioni fatiscenti, da ristrutturare o da riqualificazione energetica. Ma anche di recente costruzione e vuoti.

I firmatari di questa petizione sono sconcertati e si domandano come sia possibile che la Giunta di Cremona abbia preso, ancora in febbraio 2016, decisioni riguardo ad operazioni immobiliari che daranno luogo ad una nuova imponente cementificazione di suolo agricolo nel territorio (Via Flaminia e Via Mantova per un totale di 320.000 metri quadrati) confermando in toto l'operato della precedente amministrazione. E questo malgrado che gli accordi dei summit internazionali, le indicazioni delle direttive europee, delle leggi italiane e regionali, le parole delle encicliche, ecc., siano tutte tese a promuovere la tutela del suolo.

Comuni come Brescia hanno bloccato gli iter di cementificazione in atto così come altri hanno deliberato di essere Comuni a consumo di suolo zero. Perché il Comune di Cremona non l’ha ancora fatto? L'inutilità di nuove costruzioni su suolo vergine a Cremona è talmente evidente che crediamo nessuno possa sostenere, in buona fede, il contrario. Il suolo è una risorsa non rinnovabile: l’uomo, con le sue attività, consuma porzioni di territorio trasformandole in modo pressoché irreversibile.

Chiediamo quindi al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio Comunale di Cremona di deliberare, con la massima urgenza, normative di buonsenso sul consumo del suolo e la rigenerazione urbana. Cremona sia Comune a consumo di suolo zero, da oggi.
Articolo sul forum nazionale Salviamo il paesaggio:

domenica 1 novembre 2015

Un retroscena della proclamazione della cancerogenicità della carne

UN RETROSCENA DELLA PROCLAMAZIONE
DELLA CANCEROGENICITA' DELLA CARNE

Ormai da giorni viene ossessivamente ripetuta la notizia che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato la pericolosità del consumo di carne rossa per la salute umana. Poco spazio (o addirittura nullo!) riservato al discorso etico del non cibarsi di altri esseri viventi senzienti, che da solo dovrebbe già valere per evitare ogni cadavere nel piatto! Ma rimaniamo sul tema salute.
Come mai i risultati di questa ricerca vengono propagandati sui mezzi di comunicazione di massa, come mai sono stati così pubblicizzati quando da decenni esistono ricerche e studi che affermano la stessa identica cosa? Oltretutto, quello che non sempre viene detto è che la dichiarazione dell’agenzia dell’OMS denominata IARC (International Agency for Research on Cancer) si basa esclusivamente sulla letteratura già presente in materia, ossia proprio sulla base di quegli studi già condotti nell’arco di decenni. Quindi nulla di nuovo.
Tra le centinaia di studi presi in considerazione sono compresi anche numerose ricerche basate sul metodo inattendibile e non predittivo della vivisezione, non solo su studi epidemiologici umani!
Nel preambolo alle Monografie IARC, si considerano validi gli studi su cancri indotti e sviluppati negli animali: si afferma, infatti, che tutte le sostanze cancerogene per l’uomo sono state adeguatamente studiate con test su animali, che in molti casi la cancerogenicità negli animali è stata stabilita o altamente sospettata prima che studi epidemiologici confermassero la stessa anche per gli umani. Tuttavia “non si può dare per certa questa associazione, che tutte le sostanze che causano cancro negli animali da laboratorio causino anche cancro negli umani, è biologicamente plausibile (sic!) che le sostanze per le quali ci sono sufficienti prove di cancerogenicità negli animali da laboratorio presentino anche un rischio cancerogeno per gli umani”. Secondo noi, da quanto appena riportato sarebbe già abbastanza evidente l’assurdità di provare a vedere se una sostanza uccide gli animali prima di vedere se per caso capita lo stesso anche agli umani, ma segue una parte ancora più interessante: “esempi di informazioni scientifiche addizioni sono i dati che dimostrano che un determinato agente causa il cancro in animali attraverso un meccanismo specie-specifico che non opera negli umani [...]”. Ci chiediamo che senso possa avere impiegare tempo e denaro e sfruttare e uccidere vite animali per dimostrare che gli animali muoiono - ma gli umani no – a causa di sostanze che di per sé gli animali non assumerebbero mai volontariamente (come ad esempio la carne rossa). La stessa decisione dell’appartenenza di una sostanza ad un livello o ad un altro di cancerogenicità è basata anche sui risultati ottenuti sugli animali quando non sono sufficienti i dati ricavati dall’uomo; questo nonostante, per stessa ammissione degli scienziati, tra la risposta animale e quella umana possa non esserci esatta corrispondenza, oltre che una componente di casualità nell’eventuale coincidenza delle due. Di conseguenza, sostanze cancerogene per l’uomo potrebbero sfuggire al controllo e al divieto di utilizzo perché non producono gli stessi danni negli animali. Questi sono i rischi del ricorso alla vivisezione, del dispendio di soldi, ricercatori e tempo nel ricercare sull’animale e non sull’uomo.
Nel caso della carne rossa, si sono ritenuti validi i cosiddetti modelli animali per valutare la ripercussione sulla salute umana della dieta umana. Animali che non mangiano carne rossa, condizioni di alimentazione e di vita per forza di cose differenti da quelle umane, come diverse sono la fisiologia, la chimica e l’anatomia di una qualsiasi animale dall’uomo (e queste hanno un’indubbia ripercussione sui processi di alimentazione, digestione, assimilazione dei cibi e sull’eliminazione delle scorie): tutto questo è stato ritenuto (ancora una volta!) valido.  
Nelle conclusioni della conferenza IARC pubblicate dalla rivista scientifica The Lancet, si afferma che le prove della cancerogenicità del consumo di carne rossa e di carni lavorate sono “inadeguate” nei test su animali, citando come esempi studi su ratti condotti negli ultimi dieci anni.
Che si tratti di studi vecchi viene sottolineato da chi tenta di sminuire l’allarmismo che ha prodotto questa notizia. Quindi non solo si è partiti anche da basi tutt’altro che scientificamente inattaccabili, ma a nostro parere la levata di scudi di produttori, commercianti e consumatori sarà un’enorme business per i vivisettori. Cosa c’è di più “utile” di un metodo che a seconda della scelta oculata di variabili come tipologia, sesso, età, razza di animali nonché di condizioni di stabulazione può portare a dimostrare una tesi o il suo esatto contrario?
Quindi moriranno gli animali vittime dell’industria della carne, moriranno gli animali vittima del crudele business della vivisezione, moriranno persone di cancro... ma non sarebbe preferibile e più semplice smettere di sfruttare gli altri esseri viventi? Per vivere tutti quanti.

Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali) – 1-11-2015 – www.unacremona.it, comunicazione@unacremona.it


venerdì 2 ottobre 2015

La crudeltà non si distingue

Lettera ai giornali cremonesi, inviata il 2 ottobre 2015. 

La crudeltà non si distingue 

Diverse notizie di questi ultimi giorni ci hanno lasciato parecchio scossi e indignati. Ancora donne uccise da partner già resisi colpevoli di maltrattamenti e minacce. Un ragazzino omosessuale discriminato non solo da alcuni compagni, ma anche dalla scuola che ha isolato lui invece di prendere provvedimenti punitivi e correttivi nei confronti dei ragazzini colpevoli. Una persona con problemi di salute e alcolismo legata con nastro adesivo ad un albero, pare con la promessa di qualche soldo, e ripresa con i cellulari. E una notizia di cronaca direttamente dalla nostra Cremona: il tentato omicidio per soffocamento di un gatto da parte di un vicino di casa. Forse, a uno sguardo superficiale, potrebbero sembrare vicende diverse e qualcuno storcerà anche il naso a sentir porre sullo stesso piano queste vicende, perché in troppa gente è ancora radicata l’idea che un gatto valga di meno come vittima: “ma tanto è solo un animale”, quante volte lo si sente dire? In realtà si tratta di espressioni di crudeltà, insofferenza, cattiveria inaudite e identiche, non importa chi sia la vittima. Lo affermava già il poeta latino Ovidio: “La crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà contro gli uomini”; in età contemporanea, diversi studi psicologici e criminologici hanno poi dimostrato una stretta correlazione tra comportamenti violenti nei confronti di animali e la ripetizione degli stessi su esseri umani (spesso appartenenti a categorie “deboli” come donne, bambini, persone con patologie fisiche o psichiche…). Episodi come questi non dovrebbero ripetersi mai più, se le condanne della società civile e della giustizia fossero dei validi deterrenti. 

Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali) www.unacremona.it